La fotografia 2.0: una questione di strategia

Corrado Tardonato

Copywriter, community manager, citizen journalist presso Privato

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Nell’era dell’iper informazione che scandisce il tempo di apprendimento delle notizie degli utenti, esiste un fenomeno ormai consolidato che accompagna il processo di selezione e di lettura delle numerose informazioni che reperiamo quotidianamente sul web: il valore taumaturgico delle immagini. In comunicazione politica l’immagine ha sempre avuto un ruolo fondamentale e questa importanza si è amplificata negli anni del web 2.0, dove l’efficacia iconografica è estremamente potente.

La costruzione dell’immagine di un politico passa anche dalla scelta delle foto ufficiali che vengono veicolate sia sui profili social, sia sui principali canali mediatici. Non rappresenta certo un elemento semplice tale aspetto, dal momento che c’è il rischio non indifferente di cadere in situazioni caricaturali o in grado di inficiare in maniera profonda quella che è la sfera percettiva dell’utenza. Ci sono davvero tanti casi, alcuni dei quali entrati a far parte della storia, di foto ufficiali di politici che da sole riescono a “parlare” con tantissimo clamore.

Alla base di ogni singola strategia politica, è compito di un buon consulente implementare un’adeguata pianificazione dell’immagine coordinata del candidato. Ciò assume una rilevanza strategica quando decidiamo di “filtrare” alcuni contenuti (news accompagnate da immagini che le descrivono)rispetto che altri: bisogna fare i conti con la percezione che gli utenti(in tal caso potenziali elettori) hanno e le reazioni che queste suscitano nel sentiment generale del popolo della rete.

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Va da se che i contenuti visuali, una volta scelto il formato migliore, sono i più indicati proprio per la loro immediatezza, capace di catturare l’attenzione della gente. E’ indubbio che in un testo ci si può dilungare, le immagini invece ci obbligano a cogliere un’ istante, capace di raccontarci un mondo e proprio per questo motivo ogni consulente esperto deve essere abile a sintetizzare il proprio mondo conoscitivo o una parte di esso in un’immagine, concentrandosi in un elemento essenziale, sul focus di ciò che si vuole comunicare.

La comunicazione persuasiva si basa sulla creazione di particolari stati d’animo negli ascoltatori che li spingono verso una decisione piuttosto che un’altra. Da questo punto di vista, uno scritto e una foto possono avere lo stesso potere, solo che la richiesta di immagini sul web nasce semplicemente dalla loro velocità di fruizione e dalla necessità di usare spazi sempre più ristretti.

A rigore di logica, se un testo è legato alla lingua in cui è stato scritto, un’immagine è legata alla cultura da cui nasce: la contestualizzazione ci permette di capire come comportamenti normali in un luogo possono sembrare inaccettabili altrove, quindi attenzione al messaggio che si vuole trasmettere e a chi lo si indirizza. Posto ciò, è necessario, a mio avviso, trarre le giuste considerazioni a riguardo.

In tema di costruzione dell’immagine del candidato, credo risulti alquanto banale riprodurre icasticamente e iconograficamente la tradizionale istantanea del politico mentre discute seduto al tavolo dei relatori o che partecipa ad una trasmissione televisiva, in quanto, in tal modo, la fotografia perde tutta la sua valenza politica restituendoci, nella maggior parte dei casi, un’immagine negativa del candidato: il primo passo è liberarsi dall’ autoreferenzialità delle immagini tipiche di una comunicazione politica da ancien regime, in cui emerge  il classico archetipo del politico che preferisce discutere piuttosto che ascoltare ed agire. Ecco un uso erroneo delle immagini.

A ben vedere la fotografia possiede un’enorme forza come strumento atto a generare partecipazione ed attivismo politico e, in alcuni casi, ad orientare l’opinione pubblica su alcune tematiche particolari, o sull’immagine “percepita” di quel candidato, rammentando che non esiste una fotografia oggettivamente più giusta o sbagliata di un’ altra: essa è il frutto di un processo di selezione di una porzione della realtà, così come avviene per la scelta delle notizie che si intendono veicolare.

E’ obbligatorio per un qualsiasi “campaign manager” fare dapprima un’analisi degli obiettivi di comunicazione della campagna, chiedendosi quale immagine “far passare” e quale no, poi la scelta delle fotografie è consequenziale alla definizione di codesti obiettivi. Un politico vicino alla gente (Renzi), un profilo altamente istituzionale (Monti) o un uomo che ha fatto della sua vicinanza a giovani, donne e anziani il leit motiv del suo successo(Zingaretti) ? La proiezione di queste caratteristiche si tradurrà in un’immagine che parla molto di più di quanto si creda, dato che la congruenza tra immagini di propaganda politica e la rappresentazione simbolica condivisa che gli elettori hanno di quel candidato orienta la codifica delle immagini stesse.

La maggior parte delle informazioni che comunichiamo è di tipo non verbale, in cui il linguaggio del corpo assume una rilevanza notevole per raccontare delle storie su di noi, molto più potente delle parole. Ecco perché la fotografia è uno strumento molto funzionale e strategico, ma come ogni altro espediente è in se neutro, in quanto può essere utilizzato per scopi benefici o negativi: per questo motivo è essenziale elaborare dapprima una strategia e solo dopo procedere con la selezione strategica delle immagini.

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(Credits Foto Copertina wikimedia.org)