I Big Data per vincere la campagna elettorale

Alessio Samele

Esperto di Big Data in Politica presso Freelance

Ingaggiami!

Chi segue le campagne elettorali oltreoceano avrà sentito parlare di Big Data, di come si vincono le e lezioni utilizzando questo “strumento”.

Ma di cosa parliamo quando usiamo il termine Big Data?

Secondo Vincenzo Cosenza con questo termine si fa riferimento a enormi quantità di dati eterogenei, provenienti da fonti diverse e spesso a ritmi sostenuti.

I Big Data in politica sono un passo oltre la politica dei sondaggi. Hanno il compito di riconoscere modelli di comportamento, chiamare all’azione la cittadinanza, gli elettori potenziali.

L’uso di questo strumento non ha cambiato il modo in cui operano le campagne elettorali ma ha conferito al candidato un enorme vantaggio competitivo.

Fino a dieci anni fa si possedevano consistenti informazioni basate sul lavoro dei volontari, donatori, le preferenze passate degli elettori, senza conoscere la loro reale utilità.

Erano in pochi a comprenderne il potenziale.

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Le campagne elettorali permanenti (quelle che ci costringono a vivere in una permanente campagna elettorale) accumulano enormi database sui cittadini.

In politica i Big Data sono stati portati alla ribalta durante le elezioni presidenziali americane del 2012 che hanno visto la riconferma di Obama alla Casa Bianca e definito da Washington Post “The Big Data President”.

Sono stati usati in modo da andare oltre la divisione in target in base a gruppi demografici e sociali. L’elettorato era un insieme di individui, ciascuno dei quali poteva essere misurato e valutato secondo le proprie caratteristiche. Si incrociavano centinaia di variabili: i dati sui consumi commerciali e quelli di voto, e liste degli elettori registrati ecc…

Era possibile individuare profili personalizzati, ciascuno corrispondente a un indirizzo di casa a cui mandare le comunicazioni elettorali mirate.

Big Data è “comunicazione personal” (Riotta, 2012) in una società dominata dall’individualismo.

Ma a cosa servono i Big Data nella comunicazione politica?

Servono a preparare il terreno per tecniche di mobilitazione di precisione come il porta a porta.

Negli Stati Uniti, questo metodo ha consentito di capire quali persone fossero più sensibili a ricevere la visita dei volontari che li invitavano al voto.

Adattare a ciascuna persona il messaggio della campagna, scegliendo i temi su cui era più sensibile.

E in Italia?

In Italia i Big Data scontano un forte ritardo a causa di budget limitati o alla mancanza di un database degli elettori. Per questi motivi una campagna alla Obama è quasi impossibile. Quasi, perché esistono dati pubblici come ad esempio l’affluenza e l’indicazione di voto seggio per seggio, oppure i dati raccolti durante le primarie.

Cosa si può fare?

Innanzitutto, non usare questi dati per inviare messaggi indifferenziati perché semplicemente si spenderebbero soldi e tempo inutilmente.

Utilizziamo i dati che possediamo per organizzare un porta a porta nel nostro comune (se piccolo) o nella circoscrizione o Municipio in cui viviamo; una call to action mirata; azioni di fundraising. Potremmo dedicare maggiore attenzione alla costruzione di liste di contatti complete che tengano conto delle preferenze degli iscritti o dei simpatizzanti e creare messaggi personalizzati. Un meccanismo che metta al centro la persona.

Se vuoi vincere le elezioni, secondo il mio parere, non puoi prescindere dall’utilizzare i dati.

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(Credits Foto Copertina wikimedia.org)