WhatsApp in campagna elettorale

Avete mai organizzato una serata con i vostri amici? Se siete voi il più intraprendente del gruppo, sicuramente avrete cominciato digitando un semplice messaggio “cosa facciamo stasera?” inviandolo alla propria lista di amici su WhatsApp. A seguire una carrellata di messaggi di risposta con le proposte più disparate, avrete inviato la vostra proposta, e avrete scelto alcune delle migliori e infine un mini sondaggio per quantificare quanti erano favorevoli ad una proposta piuttosto che l’altra, fino alla decisione finale.

Forse non ve ne siete accorti ma avete agito da community manager: avete lanciato una call to action, avete ricevuto molteplici risposte, spesso completamente divergenti a seconda dei diversi gusti ed esigenze, avete cercato di moderarle tutte cercando di direzionarle verso una direzione comune.

Dovete sapere che nell’ultima tornata elettorale di maggio, qualche politico ha sperimentato nella propria campagna elettorale un sistema molto simile a questo, segnando l’esordio di WhatsApp nell’ambito politico. Da una rapida ricerca troviamo tra le prime voci Valter Brustia, Sindaco di Casaleggio Novara e candidato alle elezioni regionali del Piemonte; Michele Coppola, Assessore regionale e Consigliere comunale; la mia lista civica Progetto Isso candidata alle elezioni Comunali di Isso (BG).

Molti di noi utilizzano WhatsApp tutti i giorni dialogando con i propri amici o colleghi di lavoro, ma cerchiamo di capire in che modo può essere utile per costruire una community attorno al nostro progetto politico, arrivando così alle elezioni con una solida squadra alle spalle, composta da staff elettorale e cittadini.

 

Come funziona WhatsApp?

WhatsApp offre due interessanti modalità di comunicazione di massa.

La prima è il “gruppo”, una lista di contatti (massimo 50) scelti da un utente che ne diventa l’amministratore unico, riuniti sotto un nome ed un logo. Solo l’amministratore ha la possibilità di aggiungere nuovi utenti, mentre i membri che si ritrovano aggiunti, possono escludersi in qualsiasi momento in piena autonomia. Qualsiasi messaggio viene visualizzato contemporaneamente da tutti gli utenti.

La seconda è la modalità “broadcast”, una lista di contatti (soglia elevata a 256 utenti) raccolti sotto un nuovo nome e logo. L’amministratore può aggiungere nuovi contatti e resta sempre facoltà di questi ultimi la partecipazione o l’eliminazione dalla lista. I messaggi inviati dall’amministratore vengono letti da tutti, le risposte ed altri messaggi dei contatti invece vengono letti solo dal creatore della lista.

Non è possibile definire quale sia il metodo migliore perché secondo le circostanze una soluzione evidenzia più vantaggi piuttosto che l’altra: il “gruppo” sicuramente è quello che da un punto di vista della conversazione e del contenuto generato dagli utenti è il più efficace. Il susseguirsi delle risposte crea nuovi stimoli per produrne altrettante, ideale per la realizzazione di un progetto condiviso o trovare la migliore soluzione ad un problema (vi ricordate l’esempio introduttivo?). In ambito politico, è perfetto anche per l’organizzare del proprio staff elettorale.

La soluzione “broadcast” permette di raggiungere un più vasto pubblico ma la conversazione è efficace in uscita (uno a molti) e limitata in entrata (uno a uno). Questa limitazioni puramente algebriche, se da un lato soffocano la diffusione di idee e di conversazione, hanno un aspetto positivo in ottica di instaurazione di un rapporto diretto con uno specifico contatto, nel nostro caso l’elettore, avvicinandosi ai suoi bisogni e alle sue osservazioni di cui potrebbe beneficiare anche l’intera comunità, aspetti che nei numerosi brainstorming (ipotesi) non sono mai emersi e che creano perciò valore aggiunto. Ciò permette di raggiungere sempre più l’obiettivo di qualsiasi campagna elettorale, la ricerca della via più breve tra politico e cittadino.

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Il Messaggio di WhatsApp

Il contenuto dei messaggi di WhatsApp è un elemento determinante per la buona riuscita della campagna messaggistica, valutabile da due aspetti: la frequenza e la lunghezza.

Non c’è una proporzionalità diretta tra numero di messaggi inviati e la lettura di questi, bisogna trovare i tempi giusti per diluire il proprio messaggio politico. La frequenza di pubblicazione dei messaggi non è differente da quella di un blog, è importante seguire un calendario editoriale con la scadenza di tutti i messaggi fino al giorno delle elezioni, definendo i diversi argomenti da affrontare giorno dopo giorno. Al contrario, una frequenza poco assidua del mezzo potrebbe far decadere quel senso di presenza, magari nato con l’enfasi del nuovo strumento letto come notizia sul giornale, ma che scemando, annulla completamente l’efficacia del mezzo.

Le informazioni devono essere utili: sembra una affermazione banale e scontata ma WhatsApp è uno strumento che ha pochissimi gradi di separazione tra politico e cittadino, è molto probabile che i messaggi vengano letti dall’elettore durante le faccende del proprio quotidiano. Immaginatevi dall’altra parte: quanto gradireste che nel pieno della vostra pausa pranzo vi arrivasse un messaggio che vi chieda la vostra opinione sull’efficienza della discarica comunale?.

Da un punto di vista dei contenuti, il secondo fattore determinante è la lunghezza: in questo senso è molto simile a Twitter, è importante dare concisione, immediatezza al messaggio, evitando chiaramente l’uso di hashtag a meno che non si intenda espressamente dare dei punti di riferimento per continuare la conversazione su altre piattaforme (es. #VotaListaCivica o #ListaMarioRossi). Inoltre, ogni campagna elettorale ha delle parole chiave che riassumono l’intento e i valori del politico, da inserire opportunamente in modo che, pur non leggendo il testo, risaltino e si possa comunicare i propri obiettivi, come una sorta di Citizen Message Optimization.

In termini pratici, la lunghezza totale non dovrà superare un certo numero di righe, considerando come metro di riferimento lo schermo di un piccolo smartphone: il messaggio avrà maggiore possibilità di lettura se compare interamente a pieno schermo, evitando così la barra scorrevole che da l’idea di un noioso blocco di testo da leggere. E’ preferibile in questi casi evitare lunghi testi a favore di una frase concisa, contenente le parole chiave ed un link ad un articolo o ad una pagina specifica del proprio sito internet, meglio ancora alla versione mobile, lasciando aperto il canale WhatsApp per le eventuali domande.

Svantaggi di WhatsApp

Abbiamo esaltato le caratteristiche di WhatsApp, ma va detto che esistono alcuni svantaggi, se applicati al nostro contesto, che possono influire sulla nostra campagna messaggistica. L’amministratore ad esempio è l’unico dei contatti di un gruppo o una lista broadcast ad essere in grado di aggiungere i nuovi utenti, mentre i membri non possono ne suggerire, ne aggiungere di propria iniziativa altri utenti: insomma manca quel processo di fidelizzazione che troviamo nei maggiori social network che permette di ottenere da un ristretto numero di utenti un folto gruppo, attraverso meccanismi come gli inviti e il passaparola. In questo caso non è possibile affidarsi agli utenti ambasciatori, cioè utenti influenti con un elevata capacità di catalizzare altrettanti potenziali cittadini.

Facendo un passo indietro, tocchiamo il tema della privacy: l’amministratore è l’unico che può aggiungere persone alle liste, significa che egli deve essere in possesso dei numeri di telefono di tutti i cittadini. In ogni caso, anche se fosse in possesso di tutti i numeri, è importante definire delle policy sul trattamento dei dati personali, chiare e trasparenti, sul sito web della campagna, evitando spiacevoli inconvenienti legali.

Conclusioni

WhatsApp entra nel mondo della politica sconvolgendo le dinamiche di comunicazione tradizionali tra cittadino e politico: è uno strumento molto versatile e gratuito grazie al quale si può avere un feedback in tempo reale da parte dei cittadini su qualsiasi tema di discussione, prima, durante e dopo le elezioni. Si entra nella quotidianità degli elettori in una conversazione perenne, seppur limitato nell’ambito social e ancora macchinoso nella sua viralità, ma resta uno strumento che sta definendo un proprio spazio all’interno dell’ecosistema degli strumenti digitali che ognuno di voi ha a disposizione per la propria campagna elettorale e che sta alla vostra abilità ed esperienza, saper orchestrare nel migliore dei modi.

Siete pronti ad usare WhatsApp per la vostra prossima campagna?

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(Credits Foto Copertina marketingfacts.nl